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Laziogate, il monito di Napolitano si perde nell’utopia

Giorgio Napolitano interviene sul Laziogate e lancia un monito alla politica: "Purtroppo, anche di recente, la cronaca ci ha rivelato come, nel disprezzo per la legalità, si moltiplichino malversazioni e fenomeni di corruzione inimmaginabili, vergognosi". Il presidente della Repubblica si sofferma sulla necessità di risanare la politica; ammesso e non concesso che esista la volontà di cambiamento. Napolitano accenna all’esempio dei giudici Falcone e Borsellino, quindi alla necessità di combattere ogni forma di mafia e corruzione. Nonostante tutto, il Presidente sembra ancora fiducioso sulla possibilità di rigenerare la politica italiana.

Personalmente sono parecchio sfiduciato sull’ipotesi di svolta auspicata dal Colle. La politica del Belpaese sembra davvero troppo schiava della corruzione, per immaginare un’epurazione che risulti poi decisiva. Dalla Sicilia, alla Lombardia, fino ai recenti avvenimenti che hanno interessato la regione Lazio, sembra a dir poco improbabile solo sperare in un rinnovamento radicale. Le parentopoli, i doppi stipendi, la corruzione dilagante sono fenomeni che interessano tutta l’Italia. Così i buoni propositi rilanciati dal presidente della Repubblica sembrano destinati ad affondare nell’oceano dell’utopia.

Da parecchio è in corso il dibattito sull’abolizione delle provincie, ma adesso ci si accorge che a essere malate sono anche e soprattutto le Regioni. Eppure se è vero che il pesce puzza dalla testa, probabilmente il vero malato è lo Stato italiano. Servono le riforme costituzionali, e occorrono prima della fine di questo governo tecnico, perché sappiamo bene che al manifestarsi di un esecutivo politico nel 2013, mancherebbero i numeri in Parlamento per ogni eventuale ipotesi riformista. L’Italia va quindi riformata partendo dallo Stato, per poi giungere a regioni, provincie e comuni.


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