La farsa del Pd: primarie all’italiana

La farsa delle elezioni primarie nel Partito Democratico è giunta all’epilogo, attraverso la conferma netta di Pier Luigi Bersani alla guida del partito. Si trattava di un risultato scontato quanto indotto dalla vecchia guardia del Pd. L’unico vero avversario per Bersani è stato Renzi, ma egli era considerato troppo simpatico al centrodestra per divenire la guida del centrosinistra. Direi che tutto l’apparato democratico ha remato in modo che non ci fosse storia in queste elezioni, doveva vincere Bersani a qualunque costo, al punto che D’Alema aveva anche minacciato la scissione in caso di mancata conferma del suo delfino.

Se per un verso poteva anche essere concepibile che i militanti del centrosinistra volessero un leader che fosse davvero di sinistra, dall’altro poteva anche essere evitata questa farsa elettorale che impediva agli elettori non inseriti in lista di scegliere il proprio candidato; in compenso poi, era possibile apprezzare “pianisti” impegnati a votare più volte giacché all’atto del voto in alcuni stand elettorali visionati a Messina non era necessario presentare alcun documento d’identità, ma bastava fare il nome registrato in lista.

Il sindaco di Firenze Renzi era troppo scomodo perché fosse consentita una vera competizione elettiva e lo staff del Pd ha fatto quanto umanamente possibile perché la vittoria di Bersani fosse scontata. Altro che rottamazione, il Pd ha mostrato tutta la sua pochezza morale manifestatasi in queste primarie pilotate. Credo che non ci sia stata alcuna volontà d’innovazione, la paura di perdere per la vecchia guardia democratica ha preso il sopravvento sul buon senso, conducendo a un’opera buffa elettorale che francamente poteva anche essere evitata.

L’ultimo atto di queste primarie all’Italiana, potrebbe manifestarsi nel Pdl, quando anch’essi dovranno scegliere il candidato da opporre a Bersani nella corsa a Palazzo Chigi: un’eventuale candidatura di Berlusconi metterebbe la parola fine a qualunque dubbio sul vincitore. Probabilmente non ci sarebbe neanche bisogno di pilotare il risultato come avvenuto nel Pd, poiché Silvio Berlusconi rappresenta l’anima del Pdl. Tuttavia immaginare l’ennesima competizione elettorale tra Bersani e Berlusconi è indicativo di quanto non esista una reale volontà di cambiamento all’interno della nostra classe politica.

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Fabrizio Vinci, blogger e scrittore di Messina vinci@usa.com
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