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Caso Napolitano, intercettazioni: strumento efficace mal gestito

Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sembra essere caduto nella rete delle intercettazioni. Il settimanale Panorama le avrebbe rese pubbliche, ma arriva immediata la smentita del Quirinale, che parla di false rivelazioni. Di certo questo è il momento meno opportuno per minare anche la credibilità del Colle, proprio quando il nostro Paese stava recuperando la stima internazionale. Questo non significa che il presidente debba godere di qualche legge speciale che lo protegga dalle intercettazioni, tuttavia il senso di opportunità dovrebbe suggerirci che delegittimare la prima carica istituzionale, in piena crisi economica, è come farsi un autogol.

Negli ultimi anni le intercettazioni sono divenute un’arma nelle mani di taluni giornalisti, che di volta in volta utilizzavano per denigrare il rivale politico di turno. Forse è giunto il momento di mettere ordine, senza rinunciare all’utilissimo strumento rappresentato dalle intercettazioni, ma creando delle regole di condotta ad hoc per i giornali, che impedisca di renderle pubbliche, a seconda del vento politico che spira. Quantomeno attendere che le inchieste giudiziarie inerenti siano concluse, prima di rendere pubbliche conversazioni private spesso incomplete e per nulla inerenti al procedimento investigativo in corso.

Nessun limite, quindi, deve essere posto alle intercettazioni, e nessuna carica istituzionale dovrebbe godere di trattamenti particolari. Tutti i personaggi politici devono essere coscienti che nel momento in cui agiscono nel loro interesse e non per quello nazionale, potranno essere sottoposti a indagini che prevedano anche l’uso di questo dispositivo d’investigazione. Tuttavia una dose di buonsenso e delle regole adeguatamente pianificate, potrebbero impedire la diffamazione di un individuo prima che sia accertata la sua eventuale responsabilità giudiziaria.




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