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Sovviene: “Ti ho sposato per allegria”, in: “Fuitina sbagliata”




Che si preferisca la compagnia di chi ci mette di buon umore, immagino, sia comune tendenza: decidere di condividere la vita con costoro è meno scontato.

Sul filo del surreale, quello su, è il tema portante di questa storia. Il racconto si tiene in bilico tra verosimiglianza e alterità sino in fondo e noi, si vien chiamati a prender parte.

Contro primi posizionamenti sul fronte del comune sentimento conformista, via via leggendo il contesto del paese in cui i due “sposabili” tornano dopo gli studi universitari, le nostre certezze di posizionamento vengono minate, ma, rimaniamo, ancora lungamente, esterni al contesto.

Non sono solo i nostri protagonisti ad essere sui generis: incapaci di confessare ai parenti il loro non più stare assieme, consapevoli che ciò romperebbe belle contiguità createsi tra le loro famiglie.

C’è di più: tutto il paese, “partecipa”, che, le piccole comunità del sud, vero o falso che sia, ancora si prestano ad essere dipinte coese e pur professandosi moderne e contemporanee,  interpretano le potenzialità connesse alla modernità in chiave estrema.

Bastino tre capisaldi: l’esercente del negozio di tutt’un pò che dalla sua soglia, per lo stare essa sulla piazza del paese, coglie gli umori dei compaesani e soprattutto nei loro rapporti con le istituzioni, segnatamente: giunta comunale e parroco. Li attorno ruotano gli eventi della vita civica che volenti o nolenti interesseranno l’intera comunità!

L’esercente incarna quindi il “Gazzettino” del paese e lo fa comunicando in audio, al gruppo whatsapp che i compaesani: siano occupati in stalla ad accudire al bestiame ed alla produzione casearia, in campagna ai campi e quindi a quella agricola, non mancano di essere informati, in tempo reale!

Sul futuro matrimonio dei due protagonisti, che, venne ora di presentare meglio, costruiscono aspettative il parentado per tradizione e persino la compagine amministrativa comunale che vuole lanciare il “Clannolo degli innamorati” così denominato fondendo parti dei nomi dei due, che ha persino trovato l’investitore asiatico che introdurrà nel mercato internazionale il locale prodotto.

Siamo ancora in bilico tra plausibile e surreale, ma sempre più presi, ormai perdute le difese che in inizio ci avevano fatto prendere le distanze da quella realtà. Scopriamo la possibile lettura come metafora plausibile della vita, così come, pur in altri contesti, si potrebbe, e si va svolgendo.

Ed ecco riaffacciarsi l’orgoglio dell’appartenenza alla patria di: navigatori, inventori, ..., della genialità. A conferma, il ritmo della narrazione è serrato e nella contemporaneità, pur se incontra il bisogno di sorridere quanto meno, se non ridere pienamente, pur offrendo tempo per il riflettere, il nostro film si inscrive perfettamente nei caratteri propri del nostro paese: per genialità, fatta di equilibri tra presunte saggezze e tutto un mondo che le contraddice.

Persino il rappresentante della chiesa, il buon parroco, quasi a svolgere il ruolo dello psicologo, si rapporta alla comunità con un misto di assecondamento nei confronti dei familiari e realismo di parte nei confronti dei giovani. Nel far ciò, in fondo, li spinge a guardare in se stessi: li induce alla maturazione del prendersi le responsabilità delle scelte, ma meditate. I giovani, infatti, non hanno trovato il coraggio di dire ai familiari che non stanno più assieme e che per lei è sopravvenuto l’innamoramento per il professore francese, all’università, mentre tutto il paese, prepara le nozze.

Di tanto in tanto, le ripercussioni possibili del disvelamento ci sono presentate in tutta la loro portata dirompente, al punto da poter rivelarsi un’attentato alla vita della nonna che ci morirebbe, se sapesse...

Il paese, in un crescendo di episodi, si rivela un contesto capace di misurare da più punti di vista, la vicenda, sin quando, i due, a cui le famiglie hanno persino regalato il castello come dimora, ipotizzando una famiglia patriarcale di cui anche loro, ovviamente, faranno parte: al dunque, in chiesa, l’atto della celebrazione, induce il coraggio nell’”immaturo” lui che, semplicemente, espone quanto è nei fatti. 

Quindi i due fuggono dalla chiesa e salgono sul pulmino degli scout che stanno muovendo per una loro classica gita. Prese le redini, li portano invece al mare dove lo spirito infantile prende il sopravvento: ma sarà poi “infantile”?

Avviene un chiarimento anche tra la lei ed il francese, fatto giungere dal lui in un atto di generosità che, sappiamo, viene più semplice ai cuori genuini.
Il tifo dei bambini nella suspense che si viene a creare nel guardare a distanza la scena dell'incontro tra lei ed il francese è nel cercar di interpretare dai gesti: “...le tiene le mani, gliele lascia, gliele riprende, gliele rilascia...”

Condividere la vita con chi la sera, tornando a casa, ci mette allegria con il suo fare, non è poi ciò che di meglio possiamo sperare di ottenere dalla vita?

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