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Uguaglianza di diritti, in: “Una giusta causa”



Le leggi statunitensi hanno lungamente continuato a discriminare per genere ed oltre cento anni di sentenze non hanno scalfito quell’impianto discriminatorio, anzi, lo hanno rafforzato.

Intorno agli anni settanta, un’avvocatessa intraprende un’azione tendente a risarcire un uomo che,  ha detratto dalle tasse i contributi che avrebbe dovuto pagare ad una badante se non fosse stato lui ad occuparsi della madre Inferma. Il fisco non gli ha riconosciuto il beneficio perché uomo, quindi considerato non incline a badare ad un familiare, cosa che invece è riconosciuta alle donne.

Una sorta di discriminazione all’inverso, anche se, implicitamente, riconoscendo invece la disposizione delle donne ad occuparsi dei familiari, sostanzialmente le relega a circoscritti ruoli, in tale sfera.

Proprio per il valore antidiscriminatorio di una eventuale vittoria della causa, molti ostacoli si frappongono e sarà la memoria presentata dalla avvocatessa, pur tra le insidie delle domande della corte, ad avere la meglio.

Questi l’argomento e l’esito: il film si inserisce quindi nella tradizione dei protagonisti paladini dell’eguaglianza sociale. 

Qui è molto godibile lo sviluppo della storia in cui anche tutto ciò che prepara e precede il momento clou ha un suo ritmo, una saldezza di obiettivi, talchè in quel singolare momento, tutto possa andare per il meglio. Una preparazione nel tempo di tutto ciò che giova per avere la competenza e la scioltezza che daranno la vittoria dove molti in passato hanno miseramente fallito.

Una chiave è ravvisabile nell’espressione che provo a riportare a memoria: “Non adeguarti alla temperatura del giorno, ma al clima dell’epoca e vincerai”
Gioverà, questo concetto, alla protagonista, assieme all’aver osservato il piglio della figlia che partecipa dei movimenti giovanili epocali, è il sessantotto, a stabilire nell’arringa, quanto la società sia andata avanti, in termini di emancipazione, rispetto alle leggi e che quindi, è il momento di allineare all’emancipazione già in atto.

La storia comincia da lontano: due giovani ottengono l’accesso alla più prestigiosa università, sono fatti l’uno per l’altra, si sposano e si aiutano quando la malattia di lui gli impedisce la frequenza. Sarà lei a seguire oltre alle proprie, anche le sue lezioni, per portagli gli appunti e raccogliere il lavoro di lui perché non perda i corsi.

E fu proprio in quelle lezioni non sue, l’ascolto della frase illuminante, come l’occasione di azzeramento delle discriminazioni in una causa da tributaristi dove si tratta di assicurare la contribuzione per il lavoro svolto da un figlio, un uomo, che si è preso cura della madre inferma, ed a cui non è riconosciuto il diritto proprio perché una legge esclude che il prendersi cura possa essere lavoro svolto da un uomo.

Appassionante la tematica ed il percorso tra i tasselli di una vita tesa all’obiettivo della parità di genere, si racconta di eventi e persone reali che hanno fatto la storia delle conquiste sociali.



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