Eutanasia: investire nella ricerca scientifica

L'eutanasia è il crudo risultato dell'impotenza medica di fronte a stati clinici definiti irreversibili; una vera è propria sconfitta per l'intera umanità. In effetti, ricorrere alla "dolce morte" significa arrendersi. Comprensibile quindi il punto di vista dei credenti, tuttavia, spesso non esiste altra soluzione. E' inumano chiedere ad un essere vivente di soffrire, sprofondando lentamente e inesorabilmente verso l'oblio assoluto. Non è concepibile imporre una sorta di "via crucis" prima di giungere comunque all'inevitabile decesso.

L'unica risposta coerente risiede ricerca scientifica: quando questa permetterà un'esistenza dignitosa anche per coloro che hanno perso la speranza. Se le campagne mediatiche (pro o contro) fossero, invece, indirizzate a favore della ricerca, forse avremmo compiuto un piccolo passo avanti verso la soluzione finale. Inutili e deleteri gli scontri culturali tra ideologi dalle diverse vedute; fin quando non saranno compiuti passi decisivi, per rendere sopportabile l'esistenza.

Un giorno tanti mali, definiti oggi incurabili, saranno debellati: il cancro sarà solo un orribile ricordo e i paraplegici potranno tornare a camminare, attraverso l'impiego di nanotecnologie robotiche. Il genoma umano sarà finalmente svelato in tutte le sue sfaccettature: la malattie ereditarie saranno quindi sconfitte. Anche i danni celebrali diverranno reversibili: la materia grigia potrà essere rigenerata. Non si tratta di utopia ma di profonda fede nel progresso scientifico. Da noi dipenderanno i tempi di realizzazione: quanto più investiremo risorse economiche e mentali nella ricerca, quanto prima verrà il giorno in cui non sarà più necessario ricorre alla morte assistita.
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