Il Cortile a Messina: ultime due battute con Vinafausa e replica

Giunge alla battuta finale, lunedì 31, in Largo S.Giacomo, la rassegna teatrale che ha coinvolto e radunato gli appassionati più disparati, divenuti nel corso delle settimane presenze fisse, assidue e solerti. Il Festival ha avuto un successo che è andato oltre ogni previsione. Anche questa volta, la sempre crescente affluenza ha reso necessario un ulteriore appuntamento di replica, previsto per martedì 1 agosto, al solito orario.

"Sicuramente, il successo è stato determinato da un concorso di circostanze, – spiega il direttore artistico, Roberto Bonaventura – ma si è dimostrato che a Messina c’è una domanda, non piccola, di un certo tipo di teatro, quello che affronta la realtà senza nascondere nulla, nel privato e nel pubblic anche quando un velo di umorismo riesce a far sorridere gli spettatori". Alto riconoscimento va anche alla splendida location, il cortile del palazzo settecentesco Calapaj – D’Alcontres, in strada San Giacomo, accanto al Duomo.

'Vinafausa', diretto da Michelangelo Maria Zanghì, è il titolo dello spettacolo conclusivo di questa coinvolgente kermesse. Si narra di tutto quanto contribuisca a tracciare la ricostruzione di chi siamo stati, di chi siamo e di chi vorremmo essere, attraverso il tracciato di tutti i misteri di un decesso. Protagonista è Attilio Manca, brillante urologo trentaquattrenne di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), venuto a mancare nel 2004 in circostanze non del tutto chiare. Un caso difficile, come tanti dell'ultimo ventennio della nostra Storia. Al momento del ritrovamento, il suo corpo giaceva senza vita nel suo appartamento, a Viterbo, città in cui lavorava presso l’ospedale Belcolle. Il corpo esanime presentava due buchi nel braccio sinistro. Overdose, fu la prima diagnosi, successivamente si sospettò il suicidio. Accertata la verità, nel corso del processo, nascono sempre nuove domande e ulteriori verità; troppo sangue per essere davvero un suicidio. Sulla morte di Attilio sembra aleggiare l'ombra di Bernardo Provenzano.

La morte di Attilio, allora, non è semplicemente uno dei tanti casi avvolti da un eterno alone di mistero, bensi uno dei tanti tasselli che hanno reso l’Italia ciò che è oggi, facendo della Storia un mistero e rendendo gli italiani di prima dei complici, e quelli di oggi dei dimentichi.
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