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Sciopero generale a Messina per il lavoro e la casa

Oggi, giornata fondamentale per cambiare, o tentare di cambiare, i due aspetti fondamentali del vivere quotidiano: la mancanza di lavoro e il disagio abitativo. Due problematiche molto sentite a Messina, che saranno attenzionate dai sindacati Unione inquilini Messina e Cub Messina, che così si esprime: "Questo 27 ottobre è indetto uno sciopero generale dalle sigle del sindacato di base. Tra le rivendicazioni (l’abolizione della legge Fornero, la lotta alle privatizzazioni, il diritto garantito ad un alloggio e ai servizi, riduzione dell’orario di lavoro ecc.) salta all’occhio il diritto alla democrazia sindacale. A tal proposito, le sigle confederali (CGIL, CISL e UIL) insieme ad una parte importante del sindacalismo autonomo, hanno firmato il 10 gennaio 2014 l’accordo sulla rappresentanza, che il governo vorrebbe trasformare in legge. Tale accordo limita di molto le libertà sindacali di chi va controcorrente e tenta di mettere un argine alle politiche di liberalizzazioni e di compressione dei diritti a cui abbiamo assistito in questi anni. Regolamentare la rappresentanza, in senso maggioritario, non favorisce un dibattito franco all’interno delle rappresentanze stesse del mondo del lavoro."

"Con questo accordo, infatti, si limita il diritto di poter manifestare dissenso, esprimibile anche con lo sciopero, per le sigle che hanno accettato di firmare, in quanto non è prevista la possibilità di rifiutare gli accordi, che le aziende stipulano con le sigle confederali. L’accordo del 10 gennaio insieme alle ultime dichiarazioni del governo in tema di scioperi, hanno innalzato di molto le preoccupazioni del sindacalismo di base. Riteniamo il tema della democrazia all’interno dei luoghi di lavoro un diritto fondamentale al quale non possiamo più derogare."

"La mancanza di democrazia, intersecata con il periodo interminabile di crisi economica che stiamo vivendo, che ha portato a scelte governative antipopolari e non risolutive della crisi (come più flessibilità all’interno del mondo del lavoro, più possibilità alle aziende di poter licenziare, più tagli alla sanità e alla scuola pubblica, la carenza di servizi e di alloggi a prezzi popolari) hanno accresciuto di molto la quantità di poveri all’interno del nostro paese, 1 milione e 619 mila famiglie residenti in condizioni di povertà assoluta nel 2016 (ISTAT)."

"A manifestare più famiglie povere, senza dubbio nel Mezzogiorno circa 700.000. Questo dato allarmante non fa altro che descriverci una condizione storica di disagio dovuta alla mancanza di unità produttive e di servizi essenziali che da sempre ha caratterizzato il Sud d’Italia. All’interno della nostra martoriata città, invece, il disagio risulta amplificato da una condizione che si è protratta negli anni. Una città priva di siti produttivi, dove lo scarso settore impiegatizio prevale, sviluppata per lo più come centro di speculazione edilizia ed immobiliare soffre maggiormente la crisi economica. Una città costruita per un modello di sviluppo che si è rivelato fallimentare ha bisogno di invertire la rotta. Serve l’apertura di una intensa stagione di lotta che metta come priorità la costruzione di un nuovo modello di sviluppo per la città, incentrata sulla riqualificazione dell’esistente."

"In questo senso, il 10 ottobre, giornata internazionale sfratti zero, è stato denunciato come l’accrescimento del disagio sociale, che si manifesta soprattutto attraverso la precarietà abitativa, non accompagnato con politiche efficaci per una sua riduzione. Tutto questo nonostante Messina esprima moltissime strutture, immobili o aree inutilizzate e circa 23.000 persone mostrano la volontà di accedere ad un alloggio pubblico. L’inutilizzato da recuperare, oltre a soddisfare l’esigenza di un alloggio o lo sviluppo sociale e culturale, potrebbe essere fonte di sviluppo anche occupazionale all’interno di una città ridisegnata e che perda la sua vocazione improduttiva. A tal proposito, ne discuteremo in assemblea il 27 ottobre alle ore 16.30, in occasione dello sciopero generale, all’interno del Parco Aldo Moro, luogo simbolo dell’abbandono e dell’insufficienza delle istituzioni."


                                                                            

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