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Il denso e spigoloso: “Barriere”

Che irrompa, limpido, il suono della voce di Jimmy Scott, mentre la scena è al massimo della tensione data da quel concitato fondare, una a fianco all’altra, le assi della palizzata, è miracoloso. Con veemenza, e determinazione il tanto procrastinato momento della realizzazione e formazione di quel recinto che deve ad un tempo tener dentro e lasciar fuori, è clou. Day by day, un suono che fluisce, un susseguirsi in tutto simile all’ordinata sequenza coriacea degli elementi del recinto a definire con chiarezza lo spazio del piccolo cortile-giardino dove l'appartenenza al sogno del lanciare lontano come nel Baseball è sempre presente.

Lo stesso giardino in cui la bimba attende con cura alla crescita delle piantine. Perché mi vien da leggere tanti piccoli gesti che attraversano lo svolgimento filmico in chiave simbolica? Perché, credo nella scelta spartana fatta da Denzel Washington di riproporre nel film l’impianto teatrale, tanto da far esprime ad alcuno il concetto di teatro filmato, ed in cui c’è tutta la forza che i pochi esterni filmici non intaccano.

Sono quelle, dislocazioni momentanee dei protagonisti, gli esterni cittadini, pochi, brevi. Il mondo esterno non appare esplicito: pur essendo quello il periodo di Martin Luther King e di John Fitzgerald Kennedy, nessun accenno, eppure quelle vicende e tensioni del mondo dei negri d’America all’alba del diritto di voto, sono presenti tacitamente, persino ingombranti e tumultuosi nelle relazioni umane familiari. 

Le cose che loro accadono, giorno per giorno e che strutturano la loro vita dove si esprimono, in una forma così diretta da darci subito la sensazione di una grande modernità, dove perseguono il futuro, è invece li, nei loro rapporti interni, quelli familiari, e che, non a caso avvengono tutti negli ambienti domestici e principalmente nel cortiletto deve è anche appesa all’albero la palla di baseball da colpire per inviarla lontano, oltre, ed appoggiata al tronco la mazza che compirà il lancio.

Qualcosa che mi riporta alla dicotomia che genera la tensione tra le espressioni: “La scena fissa della vita”, utilizzata da un nostro grande architetto del secolo appena trascorso e “L’azzurro del cielo” titolo di un libro di Georges Bataille che lo stesso Aldo Rossi utilizza come motti per i vincenti concorsi (Scuola Elementare di Fagnano Olona e Ampliamento del Cimitero di Modena) che diedero luogo a due sue architetture, non a caso recinti, scolastico l’uno e cimiteriale l’altro.

Il nostro più grande teorico dell’architettura e della città, oltre che splendido realizzatore di opere tanto indifferibili, quanto incorporate nell’urbano, essenziali, in questi due progetti, realizzati, afferma un comune destino. Il destino d’esser le vite, principalmente, forme di relazioni tra individui e rispetto al film “Barriere”, amplia l’ambito al gruppo sociale che condivide, nel momento della formazione umana gli spazi e le esperienze con i coetanei, sino all’ultimo, quello del riposo delle ossa terrene!

Per chi si imbatterà in questa coinvolgente opera filmica, un ineluttabile venir graffiato dalle durezze che il protagonista esprime, anche se tutti gli altri personaggi: la moglie, i figli, l’amico, si provano a smorzare ciò. Pure il fratello, opera in tal senso, quasi per volontà Divina. Tornato fuor di testa dalla guerra, è scintilla di bontà nel mondo, direttamente in contatto con San Pietro, da cui ha assegnato il preciso compito di far aprire con la sua tromba le porte del Paradiso per i giusti e principalmente per il suo burbero eppur “giusto” fratello. Un suono che solo dopo tanti tentativi, finalmente uscirà limpido e miracolosamente luminoso come il cielo, solo quando punterà dritto al cielo la tromba, scavalcando le angustie degli spazi umani.

Saranno le voci congiunte del figlio “ribelle”, divenuto Marines perché ha creduto esser possibile il sogno americano anche per la gente di colore, e della bimbetta “giardiniera”, duettanti l’aria della canzone di famiglia Day by day, a compiere il miracolo della riconciliazione con il mondo il giorno del funerale del protagonista, con la promessa futura che sortirà persino il Barack Obama presidente degli Stati Uniti.

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