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Una luce nella follia collettiva, in: Lettere da Berlino






È quando si viene toccati negli affetti che si acquista lucidità mentale: anche quando viene ferita la propria identità! Mentre la prima affermazione riguarda la coppia che ha perso il figlio nella guerra, la seconda riguarda chi scopre in essa coppia, gli autori e diffusori delle cartoline da Berlino che mettono in dubbio la bontà del Nazismo.

Chi ha visto il film avrà apprezzato la composta pacatezza dei rinsaviti a causa del trauma della morte in guerra del figlio, vista l’arroganza invece del potere e l’ottusa cecità di tutti gli altri: automi, ingranaggi di un sistema di potere dispotico e spersonalizzante.

Ogni sequenza mette tasselli all’enorme puzzle che va componendosi, sottolineando quanto appena affermato: i caratteri dei tre gruppi enucleati nel tessuto sociale. Si indugia anche sulla pulizia di Berlino che viene accuratamente sgomberata dalle macerie conseguenti ai bombardamenti aerei. 

Tutto sembra voler avvalorare la tesi che dal popolo berlinese, e per estensione, tedesco, si può ottenere la più cieca adesione convinta al folle progetto nazista. L’imperfezione si insinua in questo corpo perfetto dove tutto è rigore ed abnegazione.

Eppure è proprio in quel corpo che si insinua il dubbio: una cartolina trovata nel libro del figlio morto in guerra, la prima, in cui il padre tipografo, trasformando le lettere trasforma il senso: da capo, in, inganno!

Veloce come solo lo può essere un film lento, che lascia il tempo di entrare in prima persona nella vicenda umana e collettiva! Partecipare, avendo acquisito tutti gli elementi

Le bandierine sulla grande mappa di Berlino a segnalare i luoghi del ritrovamento dei messaggi di sfiducia nella classe dirigente, ed il volo dalla stanza del criminologo, delle cartoline, riconsegnate dai cittadini che le trovarono e diligentemente portarono alla polizia.

Un pieno di emozioni sentite, delicate, il lascito che capitalizziamo a fine film e non possiamo non pensare che sia la luce che metterà fine alla follia collettiva.
Il lancio dalla finestra delle cartoline, le rimette in circolo: l’opposizione al sistema, proviene ora anche dal suo interno, non c’è alcun senso a perpetuare la sopraffazione, è ora invece, di, occuparsi del risveglio.

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