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Sicilia, bancarotta e cattiva amministrazione

La Sicilia è vicina alla bancarotta, adesso se ne sono accorti anche a Roma. Ma non si tratta di una catastrofe finanziaria improvvisa, bensì è la naturale conseguenza della cattiva amministrazione. La regione siciliana è storicamente soggetta a infiltrazioni, spesso di tipo mafioso. Ma a parte la criminalità organizzata, in Sicilia c’è una mentalità malata, fine a se stessa e senza alcuna prospettiva di sviluppo, che si manifesta in tutto il suo squallore nelle nomine degli amministratori pubblici, basando le scelte su principi che nulla hanno a che fare con la meritocrazia.

Le meccaniche dominanti della Regione si materializzano perennemente nelle parentopoli e nelle amicizie di vario tipo. Non esiste istituzione pubblica nell’Isola che non sia soggetta a “indicazioni” di provenienza oscura nella scelta degli impiegati e degli amministratori: dai municipi, alle università, continuando con gli ospedali, etc. Lo statuto autonomo della Regione, che doveva essere un vantaggio per i Siciliani, è divenuto nel corso degli anni uno strumento efficacissimo per celare la mala-amministrazione e i fenomeni fin qui citati.

La Sicilia si trova adesso indebitata per oltre cinque miliardi di euro, e il premier Monti ha chiesto chiarezza sulle dimissioni del governatore Raffaele Lombardo, ma egli rappresenta solo la punta dell’iceberg di un’amministrazione genericamente malata. Basta guardare al sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, che nonostante sia il primo cittadino di una delle città più degradate d’Italia, trovava il tempo per ricoprire un altro incarico pubblico all’interno dell’Ars; salvo poi essere costretto alla rinuncia per vie giudiziarie.

Tuttavia bisogna evidenziare che nel corso degli anni, vari governatori si sono trovati invischiati in situazioni poco chiare, vedi Salvatore Cuffaro. Personalmente ritengo che la regione Sicilia vada commissariata non solo a livello regionale, ma anche per quel che concerne le provincie e i comuni per iniziare; ma se volessimo davvero una svolta, lo Stato dovrebbe vigilare attentamente su tutti i pubblici uffici presenti su territorio siculo. Un solo commissario temporaneo alla guida del Regione non è altro che un palliativo.

La Sicilia è una terra bellissima, che avrebbe tutte le potenzialità per poter auto-rilanciare la propria economia, anche senza il sostegno economico continuo del governo nazionale. Nonostante la cementificazione selvaggia, l’Isola possiede risorse paesaggistiche ineguagliabili, sempre mal sfruttate o comunque destinate all’abbandono. Da siciliano non posso che essere amareggiato, e avverto una sensazione mista di rabbia e impotenza davanti ad tale scempio perpetuato. Il Parlamento italiano dovrebbe trovare la forza e la volontà politica per riformare lo statuto siciliano, quindi adeguarlo a regole che non permettano più a vari amministratori di fare il bello e il cattivo tempo sulle spalle del popolo siciliano; altrimenti l’attuale default finanziario potrebbe aggravarsi ulteriormente, incidendo pesantemente anche sull’economia nazionale.

La risposta di Mario Calabresi da "La Stampa"

La risposta di Virman Cusenza da "Il Mattino"


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