Sanremo, lo sproloquio di Celentano e le responsabilità della Rai

Non comprendo perché tanto stupore per l’ultimo sermone offerto da Adriano Celentano al Festival di Sanremo.  Egli ha semplicemente recitato, fino in fondo, il suo ruolo di Re degli ignoranti. E nonostante tutte le critiche motivate del caso, ritengo che il suo messaggio contorto sia giunto comunque a quella percentuale di popolino, che si rispecchia in Celentano.  Questo non significa che tutte le affermazioni del “molleggiato” erano errate,  tuttavia la superficialità con la quale sono state poste, le rende semplicemente risibili agli occhi degli intellettuali.

Lo sfogo anticlericale di Celentano e le invettive rivolte ai giornali cattolici (Famiglia Cristiana e Avvenire), hanno sia  suscitato l’ira del porporato, ma anche sdegno da parte del popolo laico del Web, che ha così visto minimizzare le proprie ragioni, attraverso un discorso semplicistico e scoordinato dell’Adriano nazionale.  Diventa paradossale ripensare al Celentano che interpretava Azzurro, cantando “…ora mi annoio più di allora neanche un prete per chiacchierar”, e adesso invece sembra essere diventato quasi un paladino dell’Uaar.

Stupisce anche, come un giornalista del calibro di Aldo Grasso, seppur citato da Celentano, perda tempo e verbo per apostrofare le parole di John Lui. Non stiamo scoprendo l’acqua calda, i limiti del “molleggiato” erano evidenti anche prima del suo exploit a Sanremo. La Rai che adesso si scandalizza e parla di commissariamento, era davvero all’oscuro della reprimenda che Celentano stava per mettere in atto? Oppure si tratta di una sorta di sceneggiata, per scaricarsi da ogni eventuale responsabilità, sempre dopo aver incassato il record d’ascolti, grazie allo sproloquio fornito da Celentano.

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Fabrizio Vinci, blogger e scrittore di Messina vinci@usa.com
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