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Infarti, incidenti e quel fuso orario chiamato ora legale

Nella notte tra il 24 e il 25 marzo (ultima domenica del mese) le ore 2 si sono tramutate nelle ore 3. Risultato: un'ora di sonno in meno in favore di un'ora di luce in più, secondo un sistema che sfrutta irradiazione del sole. L’esperto di sonno Matthew Walker ha detto: "il nostro corpo è così fragile e vulnerabile da accusare gli effetti di anche solo un'ora di sonno perso."

Un "jet lag" in piena regola, ma senza volare in America, o in Australia. Rimaniamo immersi nella nostra routine di tutti i giorni. Non viaggiamo, né attraversiamo il mondo, ma cambiamo l'abitudine fondamentale che riguarda il ritmo sonno-veglia.

E se spostare le lancette dell'orologio è una "camurria", per dire scocciatura alla siciliana, dobbiamo fare i conti con uno studio americano che ha spiegato l'aumento del 24% degli infarti. E non finisce qui, perché, per la stessa ragione, secondo i ricercatori, la carenza di sonno è causa di aumento anche di incidenti automobilistici: sinistri mortali per 30 persone in più. Il cervello sarebbe, dunque, sensibile come il cuore.  

L'ora legale rimane una "tattica economica" controversa, confermandosi come vicenda contrastata. Il risparmio energetico è assicurato, ma ne deriva tanto stress ed una modifica nel proprio orologio biologico. Venne abolita nel 1920, per essere introdotta svariate volte in prosieguo di tempo, in un tira e molla generale tra sospensioni, abolizioni sono al definitivo ripristino, avvenuto nel 1966.

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