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Un viaggio nelle identità locali ed entro se stessi, in: “Parigi può attendere”

Il viaggio è spesso terapeutico: un viaggio per ritrovarsi, o per perdersi, come un'amica chiosò! Comunque la pensiate, seguendo il percorso che la regista ha elaborato, sicuramente, come esplicito nel titolo: l’incontro con le tradizioni culinarie di tante località della Francia, ben vale il tardare a raggiungere Parigi. 

I protagonisti: Lei ed un amico del marito, dichiaratosi disponibile a scongiurarle un lungo e probabilmente pesante viaggio in treno, quando il marito ha la necessità di presenziare ad una riunione d’affari all’estero e parte con il jet personale. L’appuntamento è per qualche giorno dopo a Parigi.

Una traccia: appare come un vagabondaggio il percorrere una Francia troppo spesso oscurata dalla meta “Parigi”. Qui, tra queste contrade, il cavaliere che La conduce, conosce ciò che merita esser goduto, sia Paesaggio che Architettura e Tradizioni culinarie. In tali luoghi, il cavaliere, oltre che conoscere è anche conosciuto e spesso le amicizie presso cui conduce sono donne che gestiscono ristoranti o hotel e con cui si comprende c’è grande amicizia. 

Pochi tratti ci fanno intuire che il suo lavoro, o una sua parte, consiste proprio in ciò, seguire una sorta di itinerario delle cose da gustare: quasi curasse suoi interessi anche economici, oltre che di reale apprezzamento di tutto il buono di cui si può godere viaggiando così. La viaggiatrice a cui ha offerto la possibilità di raggiungere Parigi in auto: prima solo un po’ sorpresa, poi in bilico tra il piacere di tale compagnia e l’obiettivo da raggiungere, ossia Parigi, per il prossimo incontro con il marito, dubita pure che le mire siano altre.

Sicuramente è un elogio del viaggio che fruiamo: di ciò che è veramente il viaggiare, del tutto differente dal raggiungere una meta, pur non tanto lontana, con il mezzo più veloce. Il viaggio è scoperta di mondi sconosciuti e ciò può accadere anche rispetto a quello che crediamo di conoscere e che nasconde ci stessimo accontentando di sensazioni di superficie. Come abbiamo appreso dai grandi viaggiatori, il viaggio è disvelamento ed incontro con l’incognito da capitalizzare culturalmente. 

Campione indiscusso di tali viaggi, quel Marco Polo autore de’ “Il Milione”. Italo Calvino intercala in sequenze alternate, alle inusitate descrizioni di città, nel suo “Le città invisibili”, i muti, a volte, dialoghi di Kublai Kahn con Marco Polo, suo ambasciatore nello sterminato impero e che si avvale di oggetti e gesti per illustrare quelle realtà, tornato a relazionare a Kublai Kahn.

Certo è che, giunta a Parigi, ancora dovendo attendere il marito, la donna ha un po’ cambiato punto di vista sul mondo, tanto che, accetta un possibile invito ad un omologo viaggio, anche quando sarà nel continente americano, anche lì, guidata dal suo accompagnatore che la alloggia in una casa ricevuta in prestito, da amici, al momento via da Parigi.

Di ritrovamento del se stessi o di perdizione che lo giudicherete, di tale viaggio, spero vi possa rimanere, quando intercettaste e vedeste il film, la curiosità e quel gusto della scoperta del mondo, anche di quello più vicino.

Spero di riuscire a stimolare ulteriormente tale potenziale desiderio, segnalandovi il Museo Provinciale “Messina nel Novecento” a Boccetta, n. 2a della strada Comunale Scoppo, da cui si accede al percorso che conduce, inizialmente nascosto alla vista, all’accesso dell’exricovero antiaereo. Gli ambienti voltati accolgono memorie messinesi: un altro tipo di viaggio, tutto entro le nostre radici.

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