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Ingegno, amicizia e trasformismi, in: C’era una volta in America





America, terra di accoglienza, per tutti, almeno così è stata nel passato, ed è singolare che oggi si comporti da vecchio continente. Quali sono oggi le terre ospitali, le nuove terre del mito della frontiera, sempre spostata più in là, oltre l’orizzonte? Sono luoghi fisici o dell’animo?

La risposta non può essere univoca in termini geografici, ma è chiara in termini sociologici.
Ogni popolo oppresso muove verso il “paradiso” più vicino ed a volte aspira davvero a poco, la possibilità di vivere!

Eppure è proprio ciò, il diritto di vivere, ad essere sempre più difficile da procurarsi, in economie alla deriva, dove tutto si riduce all’essere “funzionali al sistema”. Sistema che non s’è scelto, che subdolamente si è consolidato, sfruttando i più e permettendo sacche di piccole agiatezze a piccoli gruppi, anch’essi funzionali! 

Gruppi che fors’anche inconsapevolmente hanno abbracciato il ruolo di cani da guardia del vero potere, quello finanziario che si muove profittando di e poi distruggendo, aziende, colpevoli solo di essere meno redditizie di altre sul mercato globale.

Spietatamente, senza mai divenire i veri interlocutori di quanti perdono il lavoro, per la loro bramosia di accumulo di ricchezza, risultano difficili da snidare, eppure, lo strumento c’è: l’ingegno umano messo al servizio di buone cause.

Il punto in cui, illustrato, con un ampio prologo, il quadro sociale in cui ogni giovane mente si industria a trovar il proprio posto nella società, l’inventiva si palesa, è nelle sequenze riguardanti il recupero delle casse di sigarette di contrabbando che devono essere gettate in mare e perse definitivamente se, qualcosa va storto!

L’intraprendente gruppetto di ragazzini ebraici e non, si fa avanti con la trovata suggerita dal principio di Archimede per cui un solido immerso in un liquido riceve da esso una spinta uguale e contraria al suo peso. E non poteva venire in mente ad altri che ad una mente che si interroga, giunta via mare in America, nel flusso migratorio che viene dalla vecchia Europa: troppo imbalsamata per offrire opportunità ai suoi pur geniali figli.

È vero, chi più ha occhio per far uso dell’intraprendenza è la malavita organizzata, e la terra delle opportunità sfrutta il principio di Archimede dotando le casse di sigarette di contrabbando, impermeabilizzate ed ancorate ad una zavorra di sacchetti di sale e palloni. 

Palloni che riporteranno a galla le casse, scioltasi la zavorra di sale, nello specchio d’acqua in cui le hanno buttate da bordo, le navi del contrabbando, separando temporalmente quindi, il momento della possibile intercettazione delle navi, dalla risalita a galla delle merci, eludendo il controllo marittimo che segue le navi. Poi, del recupero delle casse, si occuperanno, a breve e sempre nottetempo, i ragazzi su agili barchette. 

L’opportunità di far soldi con questa attività rinsalda l’amicizia dei ragazzi che, cresciuti, investiranno in quella che sarà la grande risorsa del malaffare: il proibizionismo, ai suoi tempi d’oro.

Il tempo passa e con la fine del proibizionismo, si pone il problema di riciclarsi: non si potranno più gestire gli esclusivi club per ricchi, con alcol prostituzione e musica jazz bella da ballare che hanno reso possibile la fiorente industria del divertimento, sempre in auge quando la depressione abbatte, come nel ‘29, e, contesa tra “bande”.

Viene il momento di riciclarsi con la fine del proibizionismo e ciascuno prende la sua strada, anche occultandosi, per sfuggire alla stretta della legge che indaga sui flussi del denaro che ora non sono più facilmente investibili nelle consuete attività illecite. Anche il grosso della cassa sparisce, con chi è riuscito a simulare la sua morte.

Un sopravvissuto autoesiliatosi, ignaro, e con sensi di colpa, raggiunto tanti anni dopo, da un invito a tornare, non si sa bene da chi ed anche come sia stato rintracciato: guardingamente rivisita sopravvissuti e non su quella melanconica ed eterea aria musicale che pervade il film, assieme all’altra che invece riguarda le situazioni sentimentali, sin quando si incontra con chi ha saputo trasformarsi al meglio.

L’amico creduto morto, ha preso una identità che, grazie alle sue capacità lo ha portato molto in alto, nel parlamento degli Stati Uniti. Ma i nodi stanno venendo al pettine e la fine è prossima. Solo l’esule volontario, che ha conservato l’immagine romantica di quella epopea, può guardare con lucidità agli eventi e mantenere la sua integrità morale, stando fuori anche dalle potenti lobby dei trasportatori in cui si è riciclato il potere mafioso, sempre sul pezzo quando si tratta di affari.

Che insegnamento ne trarremo in merito ad immigrazione e società nella contemporaneità?
Il cinema ci offre sguardi che attraverso il passato o storie lontane oltre che nel tempo, nello spazio, ci aiutano a comprendere il presente ed eventualmente a non ripeterne gli errori, ma cogliere le opportunità ed incanalare la nostra inventiva in un flusso positivo di progresso sociale: stimolano, queste storie, la nostra intraprendenza, l’acume ed a metterli al servizio di buone cause? Meditiamo! 

Allarghiamo gli orizzonti soprattutto, anche verso ciò che ci è molto vicino ed attende il nostro impegno positivo, anche quello apparentemente più marginale, della solidarietà espressa non come e solo primo aiuto, ma come solide proposte lavorative nelle imprese che sapremo pensare e realizzare soprattutto, amplificando ed implementando il modello Riace! 










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